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Manchette di prima

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Manchette di prima

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Le donne e le “Conseguenze della guerra”. Un invito alla riflessione e alla solidarietà del Vicesindaco di Marciana Susanna Berti.

Ogni anno si rin­no­va il momen­to in cui espri­me­re il pro­prio pen­sie­ro sul­le tema­ti­che lega­te alle sof­fe­ren­ze del­le don­ne e ogni anno que­sto momen­to di rifles­sio­ne divie­ne sem­pre più neces­sa­rio.
Appa­re pur­trop­po ine­vi­ta­bi­le in que­sto mar­zo 2024 pen­sa­re soprat­tut­to alle don­ne che stan­no viven­do anco­ra una vol­ta l’incubo del­la guer­ra, in varie par­ti del mon­do e sen­za tre­gua.
Le don­ne rap­pre­sen­ta­no la poten­za crea­tri­ce, il moto­re del­la vita, ed è per que­sto che con­tro di esse si con­su­ma­no stu­pri di mas­sa — rico­no­sciu­ti da Amne­sty Inter­na­tio­nal come vera e pro­pria stra­te­gia di guer­ra tesa ad annien­ta­re fisi­ca­men­te e moral­men­te il nemi­co. La bru­ta­li­tà par­ti­co­la­re che carat­te­riz­za gli stu­pri di guer­ra mira a deva­sta­re i cor­pi del­le don­ne stu­pra­te ren­den­do­li non più capa­ci di pro­crea­re, impe­den­do loro di dare con­ti­nui­tà all’etnia alla qua­le appar­ten­go­no.
A tut­te le don­ne che ogni gior­no resi­sto­no a sopru­si e ad oltrag­gi e che con­ti­nua­no a lot­ta­re per i loro dirit­ti e per la pace, dedi­chia­mo un’opera rea­liz­za­ta intor­no al 1638, inso­li­ta­men­te attua­le nel­la sua chia­rez­za alle­go­ri­ca: il dipin­to di Pie­ter Paul Rubens “Con­se­guen­ze del­la guer­ra”.
La guer­ra è qui rap­pre­sen­ta­ta dal­le figu­re sim­bo­li­che degli dei. Vene­re, lumi­no­sa dea del­la bel­lez­za e dell’amore, cer­ca di trat­te­ne­re l’amato Mar­te, cupo dio del­la guer­ra, che pro­ce­de furio­so al cen­tro del­la sce­na semi­nan­do distru­zio­ne e mor­te.
Nel suo scia­gu­ra­to avan­za­re Mar­te abbat­te una don­na con un liu­to, che rap­pre­sen­ta l’armonia, un’altra don­na con un bam­bi­no in brac­cio, che rap­pre­sen­ta la cari­tà e un uomo con un com­pas­so, che rap­pre­sen­ta l’architettura, poi­ché l’odio e la guer­ra distrug­go­no tut­to ciò che si è costrui­to in tem­po di pace. E anco­ra, Mar­te cal­pe­sta vio­len­te­men­te un libro e un dise­gno, che rap­pre­sen­ta­no la sapien­za, la cul­tu­ra e le arti, che fio­ri­sco­no solo in tem­po di pace, ren­den­do la vita più con­sa­pe­vo­le e più feli­ce.
Il dipin­to illu­stra il sen­so di gene­ra­le disgra­zia pro­vo­ca­to dall’odio e dall’intolleranza, sen­ti­men­ti con­tro la vita stes­sa. Esso ci mostra ciò che vedia­mo acca­de­re tut­ti i gior­ni in pic­co­la o gran­de sca­la.
Il nostro quin­di è un invi­to a cer­ca­re di supe­ra­re sem­pre le dif­fe­ren­ze indi­vi­dua­li e ad incon­trar­si attra­ver­so il dia­lo­go e la soli­da­rie­tà, rico­no­scen­do all’altro da sé pari digni­tà e pari dirit­ti. E’ un invi­to a non dimen­ti­ca­re mai l’importanza di espri­me­re il pro­prio pen­sie­ro, ma a far­lo con un lin­guag­gio di liber­tà e di pace.

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